PUNTASPILLI APRILE/MAGGIO

logo-puntaspilli25 aprile: celebrazioni festa della Liberazione- partecipazione di una rappresentanza degli alunni della nostra scuola.

logo-puntaspilli8 maggio: uscita didattica in Valle delle Cartiere utile all’evento “A spasso con Gabriele di Pietro” classi 3B e 3C

logo-puntaspilli9 maggio: visita guidata a Parma- Classi seconde

logo-puntaspilli10 maggio: uscita didattica in Valle delle Cartiere utile all’evento “A spasso con Gabriele di Pietro” classe 3A

logo-puntaspilli11 maggio: spettacolo risultato del laboratorio teatrale inserito nel Progetto Uganda-Missione possibile”- Liceo Fermi- 2 alunni per ogni classe seconda

logo-puntaspilli18 maggio: “A spasso con Gabriele di Pietro”- tutte le classi

logo-puntaspilli20.24.31 maggio: uscita alla Biblioteca per attività legate a “Progetto Narrativa” e Concorso “Vota il Libro- Classi seconde, prime e terze

 

 

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XXXII CONCORSO MARCHI: temi classificati al terzo posto

Traccia n.2 – La carta a Toscolano.

La carta ha sempre avuto, ed ha ancora oggi, una grande importanza per Toscolano, basti pensare che le numerose cartiere costruite sul fiume omonimo sono all’origine del toponimo Valle delle Cartiere. Un tempo si poteva accedere alla valle tramite il “sentiero delle assi”, che era molto stretto e pericoloso; esso costeggiava l’attuale strada con le gallerie, realizzata solo intorno al 1870.

Percorrendo la Valle delle Cartiere, oggi si possono vedere solamente i resti delle antiche cartiere, perché dal 1910 la produzione della carta è stata quasi completamente spostata a Toscolano, in località “Capra”, direttamente sulla riva del lago di Garda, dove fu costruito lo stabilimento della Cartiera, per la posizione più strategica per i collegamenti e per i trasporti.

La produzione della carta oggi avviene in un modo totalmente diverso da quello del passato, quando il lavoro veniva svolto quasi completamente a mano dai lavoratori, con materie prime e processi di lavorazione molto differenti. La produzione della carta in passato avveniva nel seguente modo: innanzitutto la materia prima era costituita essenzialmente da stracci di fibra tessile ( cotone, lino, canapa) che venivano sminuzzati, lasciati macerare in vasche contenenti acqua e calce viva, pestati da magli in legno e ridotti in poltiglia; il composto ottenuto veniva in seguito messo nei tini assieme all’acqua. Poi avveniva la “feltrazione”, operazione con la quale la forma prescelta veniva immersa nel composto di acqua e fibre, tirata fuori velocemente e mossa sul piano orizzontale da destra a sinistra, in avanti e indietro, per far sì che le fibre si intrecciassero e formassero uno strato uniforme e sottile. Successivamente veniva effettuata la “ponitura”, grazie a cui il “foglio” all’interno della forma veniva appoggiato su un supporto di legno a forma di schiena d’asino, quindi riposto su un feltro; la stessa cosa avveniva per tutti gli altri fogli, in seguito pressati dal torchio per eliminare l’acqua. Con la collatura, eseguita usando una colla di animale che aveva un odore molto sgradevole, i fogli venivano impermeabilizzati, quindi erano appesi e lasciati una notte ad asciugare. L’ultima operazione, molto faticosa, era la lisciatura del foglio, che veniva effettuata manualmente, inizialmente con i sassi più lisci del fiume e poi con uno strumento apposito.

Questa carta poi veniva venduta per esempio alla Repubblica di Venezia, destinata a grandi traffici mercantili, e utilizzata da importanti letterati come Ludovico Ariosto.

Io e i miei compagni abbiamo provato l’emozione di fare un foglio con le nostre mani grazie alla spiegazione di un mastro cartaio che ci ha illustrato in modo chiaro tutte le fasi del processo di produzione del foglio. Questa esperienza è stata davvero unica, irripetibile, e mi ha molto colpito il racconto del mastro cartaio che ci ha spiegato come si svolgesse il faticoso lavoro di tanti uomini, donne e perfino bambini, che per secoli hanno lavorato nella Valle delle Cartiere.

Oggi, invece, è tutto differente: le materie prime che si usano sono la fibra lunga e quella corta; il processo è totalmente automatizzato e vengono usati grandi macchinari come ad esempio la macchina continua. Per produrre un foglio di carta si parte dall’impasto fibroso di cellulosa che viene miscelato con colla, caolino, coloranti e poi inviato alla macchina continua, più precisamente nella cassa di afflusso che distribuisce l’impasto sulla tela formatrice, un nastro che fa perdere buona parte dell’acqua all’impasto e fa unire le fibre; poi si passa alla sezione presse dove il foglio avanza tramite un feltro. In seguito si arriva alla seccheria: qui si asciuga il foglio di carta che poi viene lisciato, gli viene aggiunto lo strato di patina ed infine viene arrotolato così da diventare una bobina. La bobina viene poi inviata al reparto allestimento, dove viene lucidata attraverso la calandratura, poi suddivisa in bobine di vari formati o tagliata i fogli a seconda delle necessità.

Questo processo, pur essendo in gran parte meccanizzato,  richiede comunque il controllo costante degli operatori per garantire che la produzione si svolga correttamente e che il prodotto finito sia dentro gli standard di qualità che il mercato richiede.

Se la cartiera oggi producesse solamente la classica carta, ad esempio quella per i giornali o per i libri, avrebbe dei guadagni molto ridotti e forse non riuscirebbe nemmeno a rimanere attiva per la crisi del mercato dell’editoria; per questo motivo, negli ultimi anni, la cartiera di Toscolano ha sviluppato la sua produzione di carte speciali come  quelle a utilizzo alimentare, ad esempio per il noto marchio alimentare Mulino Bianco, ma anche le carte monopatinate per etichette. Dovendo produrre materiale a contatto con gli alimenti, la cartiera deve applicare quelle che vengono chiamate ” buone pratiche di fabbricazione”, garantendo non solo l’igiene e la sicurezza dei materiali per gli alimenti, ma anche l’applicazione di norme igieniche specifiche che riguardano il personale, i locali e le apparecchiature. A tal proposito lo stabilimento Burgo Group di Toscolano Maderno ha conseguito la certificazione UNI EN 15593:2008 riguardante la gestione dell’igiene nella produzione di imballaggi destinati ai prodotti alimentari. Un’altra cosa importante è il marchio FSC, che identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera responsabile, dove si rispetta il naturale ritmo di crescita degli alberi e ci si preoccupa del rimboschimento delle aree soggette al taglio.

La carta stampata ha avuto un enorme successo perché prima della sua invenzione l’uomo scriveva i suoi messaggi su diversi tipi di materiali o di superfici ( ad esempio tavolette d’argilla, lastre di bronzo o di pietra, la seta, il papiro, le pelli di animali, ecc), che erano o troppo costosi o troppo ingombranti e poco maneggevoli o troppo fragili o difficili da adoperare e da trasportare; per queste ragioni l’invenzione del foglio di carta, sottile, maneggevole e leggero, ha rappresentato una vera e propria rivoluzione.

La diffusione delle nuove tecnologie ha causato una forte riduzione dell’uso della carta perché oggi si utilizzano gli smartphone, i computer e i tablet per leggere, prendere appunti, scrivere lettere e inviare documenti; ma il vero problema si presenterà in futuro con le nuove generazioni che sono sempre più dipendenti dalla tecnologia e usano sempre meno la carta. Molti studiosi sostengono che lettura su questi dispositivi non stimoli il cervello e renda più difficile la comprensione del testo, inoltre diminuirebbero la capacità di attenzione, di concentrazione e di apprendimento.

Indipendentemente da queste considerazioni, il legame fra Toscolano e la carta è ed è destinato a rimanere sempre molto forte: la cartiera continua ad essere la realtà produttiva più importante di Toscolano dando lavoro a circa 200 persone, ma anche se in un futuro (speriamo molto lontano) non si dovesse più produrre la carta, rimarrà comunque la Valle delle Cartiere a mantenere vivo questo legame, con i ruderi delle antiche cartiere, con il Museo della carta, considerato uno dei gioielli museali di tutto il territorio bresciano, con la sua storia di secoli di produzione cartaria, che ne fanno un grande museo a cielo aperto visitato e ammirato ogni anno da migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo.

VENTURELLI FEDERICO CLASSE 3A

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Traccia n.2- La carta a Toscolano.

La memoria della carta fatta a mano nel nostro Comune si è persa nel tempo, anche se qualcuno mantiene le antiche tradizioni ancora oggi, come ad esempio la Cooperativa 1381.

Le prime cartiere, un tempo chiamate “folli”, risalgono al 1300. Esse a Toscolano furono di grande importanza, perché permettevano un enorme guadagno, essendo molto importante la loro produzione.

Tra le potenze con cui si commerciava vi era Venezia, sotto il cui dominio erano le nostre terre; ai tempi essa era un importante centro culturale ed economico e dominava nel nord Italia. Per di più la nostra posizione era fondamentale, perché il clima mediterraneo permetteva ai fogli di asciugarsi rapidamente, in una notte, garantendo così una produzione decisamente maggiore rispetto ad altre località.

I posti in cui i fogli venivano stesi ad asciugare si chiamavano seccherie: vi era  una parete su cui erano poste delle tapparelle di legno che facevano entrare continuamente l’aria, ed essa poteva essere modulata nella quantità grazie a delle griglie.

Per la produzione di carta era indispensabile anche la presenza del fiume, poiché era obbligatorio l’utilizzo di una grande quantità di acqua necessaria per il funzionamento dei macchinari.

Nel 1381 avevamo 14 cartiere funzionanti, che poi aumentarono e divennero addirittura 50 nella Valle, nel periodo di massimo splendore; da qui deriva il nome “Valle delle Cartiere”. Circa 2000 persone entravano ogni giorno in quei folli, nei quali lavoravano donne, uomini e bambini, ognuno con un determinato compito. Nonostante fossimo grandi produttori di carta, non fummo noi Italiani ad inventarla, bensì essa nacque in Cina; ma quella cinese aveva un difetto, cioè assorbiva troppo inchiostro e rendeva qualsiasi cosa trascritta illeggibile; perciò i mastri cartai italiani aggiunsero la colla, derivata da scarti di pelle animale. Il materiale per ricavare la carta si ottiene dalle fibre vegetali di lino, canapa e cotone, nel passato ricavati dagli stracci triturati ed uniti ad acqua e infine alla colla. Fino agli inizi del ‘900 si è prodotta carta in Valle e l’ultima cartiera chiuse definitivamente nel 1962, anche se quella più produttiva al tempo, la Cartiera Maffizzoli, si era già trasferita dal 1906 nella località “Capra”, dove tuttora ha sede la Cartiera Burgo, sito così chiamato perché anticamente erano tutti campi coltivati.

Attualmente non è rimasto quasi niente delle vecchie cartiere, solo molti ruderi, ad eccezione della cartiera di Maina inferiore, che alcuni anni fa è stata trasformata nell’attuale Museo della Carta.

La superficie dello stabilimento posto in località “Capra” è di 104/109 km²; dal 1° gennaio 2004 la Cartiera fa parte di Burgo Group SPA. I dipendenti sono 223, ognuno in settori diversi. Gli impiegati devono lavorare tutto l’anno, ruotando per 24 ore totali, tranne a Natale e Ferragosto. Il tasso qualitativo della carta realizzata è elevato e controllato regolarmente; per la produzione di essa viene utilizzata una macchina continua che non si ferma mai, motivo per cui gli operai hanno turni di lavoro di 8 ore su 24. Ogni carta prodotta ha un nome; come ad esempio R4 gloss, R4 matt e Chorus art, che sono tipi di carta patinata per pubblicazioni senza legno. Una tipologia differente è Unobrigth, che è la carta patinata per pubblicazioni con legno. Altre gamme sono Etiwell che è carta naturale per etichette; Hollywood free, Etipremium, Etigloss, Sigma YT sono carte per rivestimento, etichette e adesivi. Sigmakraft RTC è utilizzata per gli imballaggi flessibili. Infine Sparkling RG, cioè una carta per etichette resistente all’acqua; come si può capire la produzione è assai variegata. La fabbricazione di carta è di 1200 m/min.; all’incirca 8/24 tonnellate all’ora a seconda delle tipologie.L’impasto della carta viene creato nel reparto spappolatura, nei pulper; oggi è formato prevalentemente da acqua, cellulosa e pasta  legno con alcuni additivi; la fibra può essere corta o lunga. Questo viene inserito nella macchina continua per lavorarlo e tale macchinario, nella Cartiera di Toscolano, si chiama linea 10. Le fibre vengono spappolate nella vasca mix, poi la poltiglia passa in un’altra vasca più grande grazie a una pompa. Viene successivamente attuata la raffinazione. Nella sostanza è effettuata una depurazione di gravità, cioè le fibre più pesanti vengono scartate, e una depurazione per grandezza, cioè le fibre più grandi vengono scartate. Dopo il reparto telo e telino la composizione della carta è 50% fibra e 50% di acqua. Nel tratto degli essicatoi il foglio passa a contatto di cilindri essiccatori riscaldati con vapore. I pezzi di carta si asciugano fino ad ottenere una umidità residua del 2-3%. Successivamente passa nella pre-patinatura, dove viene applicata la prepatina o amido, da ambo i lati del foglio. Di seguito viene fatto passare nella patinatrice, dove viene impiegata la patina prima da un lato e poi sul retro. Possono essere patine uguali o differenti a seconda della tipologia di carta richiesta dal cliente. Più tardi La carta viene arrotolata attorno al palo avvolgitore, pronta per le successive lavorazioni. Le bobinatrici trasformano i rotoli della macchina continua in rotoli commerciali a seconda della richiesta dell’acquirente. Nei laboratori viene testata la qualità, analizzando accuratamente pezzi di ogni tipologia di carta. Infine i fogli vengono impacchettati per la spedizione.

E’ così che ai giorni nostri si fabbrica la carta, anche se alcuni mastri cartai della Cooperativa 1381 continuano a produrre la carta fatta a mano secondo l’antico metodo, che viene commercializzata per grandi eventi, cerimonie, ecc.

Tutti noi rammentiamo la storia che ci ha preceduti e siamo fortunati ad abitare accanto a un “fiume di storia”. Spero che a Toscolano-Maderno si continuerà a produrre della carta, magari utilizzando macchinari ancora più innovativi per migliorare la produzione, ma mi auguro che nonostante ciò non abbandoneremo la carta fatta a mano.

Per me la carta è ancora la forma di comunicazione più classica e credo che una lettera, un biglietto scritto a mano riesca a trasmettere meglio ciò che si vuole comunicare, e rimanga per sempre. Essa è sempre stata importante, ed anche se le nuove tecnologie continueranno a svilupparsii, spero sempre che non ci dimenticheremo il suo valore.

Io stessa ho avuto la grande opportunità quest’anno di poter creare a mano un foglio di carta, ed è stata un’esperienza fantastica. Ero un po’ preoccupata di combinare un disastro, ma quando ho terminato il mio lavoro ho sentito una soddisfazione immensa. Ho avuto anche la possibilità di toccare con le mie mani la carta già asciutta. La sensazione era diversa da quella di un comune foglio, più piacevole; non era totalmente liscio, ma aveva delle piccole gobbette. Alla vista sembrava più giallognolo. Purtroppo non ero abbastanza vicina da poterne sentire l’odore.  Non vedo l’ora di ricevere il foglio che ho creato in Valle delle Cartiere.

BATTINELLI MICHELLE CLASSE 3B

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Traccia N. 2 La carta a Toscolano

Toscolano fu per molti secoli un importante polo cartario.

La carta nacque in Cina nel 105 d.C. e arrivò nel 1200 in Occidente. Gli Italiani capirono che la carta orientale si deteriorava in breve tempo così decisero di migliorarla, rendendola più resistente. I Cinesi usavano acqua e fibre vegetali per fare la carta; gli Italiani aggiunsero la colla che ne aumentò la resistenza e la rese impermeabile. Altre invenzioni migliorarono la qualità della carta. La filigrana permise di far capire chi era il produttore della carta e il committente, impedendo così la falsificazione dei documenti. Inventarono i folli, magli pesanti per sminuzzare gli stracci, azionati dal mulino ad acqua che girava grazie alla forte corrente del fiume. La carta con la colla fu davvero rivoluzionaria perché l’utilizzo della pergamena era molto costoso mentre la carta era più economica e grazie alla colla era resistente e impermeabile.

1381 è l’anno riportato su un documento in cui si cita la presenza di cartiere nella valle del Toscolano. Sotto il dominio di Venezia, Toscolano divenne il maggior produttore di carta nell’Italia del nord e nella valle nacquero tanti “folli da carta”. Legata all’importanza della produzione della carta a Toscolano è nata una leggenda. Si narra che una barca, fu travolta da una tempesta in mezzo al lago, ma le sue vele, arrivate a riva, con l’acqua e con il tempo si trasformarono in un materiale nuovo: la carta.

I motivi principali che facilitarono la produzione di questo materiale nel nostro Comune sono diversi: la presenza del fiume, che grazie alla forza dell’acqua faceva muovere i folli, il clima, che faceva asciugare i fogli velocemente e la centralità del posto, che permetteva un trasporto più veloce delle merci.

Le numerose cartiere in valle oggi sono in rovina e la natura si sta riprendendo il territorio.

La cartiera di Maina Inferiore, a metà valle, è stata ristrutturata e trasformata in un museo della carta dove si può ancora fare la carta fatta a mano.

Quando si scoprì che la carta si poteva fare in un modo più semplice e meno costoso, grazie alla cellulosa ed all’elettricità la valle venne abbandonata e la famiglia Maffizzoli nel 1906 costruì una cartiera sul promontorio in località Capra, dove lo spazio per i nuovi macchinari come la macchina continua era sufficiente.

Oggi la produzione della carta è ancora una bella realtà economica di Toscolano Maderno. Attualmente la Cartiera, che fa parte del gruppo Burgo, dà occupazione a più di 200 lavoratori, proponendosi come una realtà lavorativa fondamentale per Toscolano e le aree limitrofe.  La Cartiera si è specializzata producendo carte speciali usate per confezionare gli alimenti o per fare etichette impermeabili.
“Toscolano 1381” è il nome della fondazione ideata da Filippo Cantoni che ha trasformato la sua passione in un’impresa, una cooperativa con tre dipendenti che producono carta fatta a mano nello stesso luogo dove già nel Cinquecento lavorava un mastro cartaio e cercando di unire la tradizione artigianale con l’innovazione tecnologica producono carta di qualità e di lusso richiesta anche all’estero. Oggi i Lavoratori anziani della Cartiera con Filippo stanno tenendo viva la tradizione della carta fatta a mano insegnando ai giovani e ai ragazzi come noi come si fa la carta.

Con passione mostrano il loro lavoro a Maina Inferiore, nel Museo della Carta. L’antico sapere è un bene troppo prezioso per poterlo perdere, ma ora, grazie ai Lavoratori Anziani e a  “Toscolano 1381”, la nostra tradizione cartaria  verrà preservata e valorizzata e chissà che altri ragazzi si appassionino a questo lavoro e diventino futuri mastri cartai.

FERRARI NICOLA CLASSE 3C

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XXXII CONCORSO MARCHI: Temi classificati al secondo posto

Traccia n.1 – La Valle delle Cartiere, un patrimonio storico, culturale e paesaggistico del nostro territorio.

La Valle delle Cartiere non è solo un ambiente naturale di grande bellezza ma soprattutto un patrimonio storico e culturale del nostro territorio di inestimabile valore, perché proprio in quel luogo iniziò, verso la fine del Trecento, la produzione della carta e, quindi, l’industria cartaria sul lago di Garda.

All’entrata della valle ci troviamo in località Garde, dove si trovano i resti di un’antica cartiera. Mi è stato raccontato che fino a non molti anni fa si potevano ancora vedere delle assi, chiamate veneziane, che venivano aperte e chiuse per regolare il flusso dell’aria necessaria per far asciugare i fogli. Oggi, purtroppo, sono rimasti solo dei ruderi ricoperti di edera, fra i quali spiccano i pilastri che una volta sorreggevano la cartiera. Eppure questa località conserva intatta la sua importanza per via di un documento: si tratta di un atto notarile, risalente addirittura al 1381, che regolava la suddivisione delle acque del torrente fra i comuni di Toscolano e Maderno: in questo atto si citano i “folli a papiro” di proprietà Bellinzani,  cioè delle cartiere che traevano l’acqua per azionare le loro ruote dalla chiusa, ancora oggi ben visibile, delle Garde. Questo significa che nel 1381, sulle rive dell’allora fiume Toscolano, si produceva la carta, quindi l’atto notarile rappresenta la prima testimonianza storica dell’esistenza delle cartiere in Valle.

La strada su cui oggi si cammina è stata costruita intorno agli anni settanta del 1800; prima di allora, per accedere alla valle, si utilizzava il “sentiero delle assi”, un sentiero stretto, che si inerpicava sulla ripida roccia dove poi fu costruita la strada, ma che era anche costituito da ponticelli sospesi a tratti fra le due rive del torrente, molto pericolosi perché privi di qualsiasi sponda e protezione.

Proseguendo il cammino, se si è fortunati, si può ammirare una bella cascata, che però è artificiale, infatti nei secoli passati serviva a regolare il flusso delle acque che, finendo nelle seriole, cioè i canali che facevano muovere le ruote delle cartiere, alimentavano la centrale di Garde. La costruzione della diga di Valvestino, ha notevolmente ridimensionato dal 1962, non solo la cascata, ma soprattutto la portata d’acqua del Toscolano, trasformandolo da fiume impetuoso capace di scavare profonde forre nelle pareti rocciose a placido torrente.

Proseguendo il cammino si raggiunge località Quattroruote, che deriva il suo nome dalle quattro ruote idrauliche un tempo collegate ad un grande  complesso cartario documentato già alla fine del XV sec.; gli edifici furono distrutti da una frana e completamente ricoperti di detriti sui quali oggi sorge un piazzale adibito a parcheggio. Del resto, tutto il primo tratto della Valle delle Cartiere è inciso nella “scaglia lombarda”, una roccia rossastra contenente argilla, che è  fittamente stratificata e ripiegata e, purtroppo, soggetta a frane anche per l’inclinazione delle pareti rocciose. Queste ultime sono ricoperte da una fitta vegetazione, tra cui spiccano la curiosa Pinguicola, che è una pianta carnivora alpina, e le felci, tra cui il Capelvenere, una pianta  mediterranea che cresce copiosamente anche per le infiltrazioni di acqua che scendono dall’alto. Nella Valle delle Cartiere si trovano alberi e arbusti tipici dell’area mediterranea a causa dell’influsso benefico del lago di Garda che crea un microclima favorevole alla crescita di cipressi, ulivi e perfino del leccio, infatti Toscolano è  il paese alla latitudine più alta in cui si può trovare questo albero. Sempre nella località Quattroruote si può vedere un grosso masso erratico; questo e  numerosi altri massi e ciottoli che si possono incontrare nella Valle si dicono “erratici” perché prelevati da zone montane e trasportati dal ghiacciaio che ricopriva il lago di Garda.

Continuando la passeggiata si arriva al Museo della Carta, che ha ospitato l’ultima cartiera rimasta in attività fino al 1962, chiamata  Maina Inferiore.

Qui si possono incontrare i mastri cartai e i lavoratori anziani, grazie ai quali è nato questo museo; sono loro che custodiscono la tradizione e mantengono viva la memoria delle antiche tecniche di produzione del foglio di carta, svolgendo questo compito con molta passione. Producono infatti, fogli di carta a mano, ognuno con le proprie piccole imperfezioni che li rendono unici. Il Centro di Eccellenza ripercorre la storia della produzione cartaria, della stampa e del libro dal medioevo ai nostri giorni attraverso un interessante percorso di visita che parte dai locali dove ancora oggi si possono produrre i fogli di carta a mano fino alle ampie sale dove vengono anche allestite importanti mostre e organizzati eventi culturali.

Qui si è conclusa la mia passeggiata con i compagni e la guida, ma documentandomi ho scoperto che, proseguendo per la salita, si possono vedere resti di molte altre fabbriche: a Maina di Mezzo si può vedere perfino una vasca in pietra rimasta sospesa su uno dei pilastri portanti di una fabbrica che era vicina al fiume, mentre di Maina Superiore, che è stato il maggiore complesso produttivo alla fine dell’Ottocento, oggi si possono ammirare la villa in cui abitavano i Mafizzoli, i più grandi fabbricatori di carta a Toscolano,  e i molti ruderi di edifici produttivi portati alla luce dopo anni di scavi archeologici.

La Valle delle Cartiere è un luogo straordinario che merita di essere conosciuto e frequentato per i suoi tesori, naturalistici e legati alla storia dell’antica produzione cartaria, soprattutto da chi, come me, vive a Toscolano. Camminare nella Valle significa immergersi nelle bellezze della natura e fare, al tempo stesso, un viaggio nel tempo per conoscere una storia che non è passata, al contrario è più viva che mai, e per capire l’importanza di salvaguardare le nostre origini e tradizioni.

ALIKAJ SARA    CLASSE 3A

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Traccia n.1 La valle delle Cartiere, un patrimonio storico, culturale e paesaggistico del nostro territorio.

La Valle delle Cartiere è attraversata dal torrente Toscolano, il quale divide l’omonimo paese da quello di Maderno.

Il fiume in passato era alto quasi sette metri, ma dal 1962 con la realizzazione della diga di Val Vestino, la sua portata raggiunge un’altezza massima di 1,5 m nei periodi di massimo transito.

L’ingresso alla Valle si trova accanto all’attuale Comune di Toscolano-Maderno, che un tempo fu la cartiera Vetturi; oggi per entrare in Valle usiamo la strada che fu costruita nel 1872, mentre nel passato o si passava dalla strada che scendeva da Gaino, oppure si percorreva il “sentiero delle assi” il quale si trovava accanto al fiume Toscolano, sopra la seriola che lo costeggiava.

Entrando in Valle, sulla sinistra si trova la cartiera Garde e la  vecchia centrale idroelettrica alimentata dal fiume Toscolano.

Il fiume sfocia nel Lago di Garda, un tempo chiamato lago del “Benaco”; a questo proposito c’è una leggenda in cui si diceva che il lago avesse preso il nome da un’antica cittadina chiamata “Benaco”, che sarebbe stata distrutta dall’esondazione di un lago che si trovava tra la località Garde e Castello.

Un’altra leggenda racconta della ninfa Engardina, che viveva sul monte Baldo, dove, in una stupenda conca, vi era il piccolo regno dei nani. Lei era bellissima, aveva lunghi capelli azzurri e le vesti tempestate di brillanti. Era una ninfa dei boschi, abilissima cacciatrice e regina dei nani, che fu ammaliata dal dio Benacus che si era trasformato in un camoscio per conquistarla. Come pegno d’amore Benacus colpì col suo tridente per tre volte una roccia e così diede vita ad un lago, in cui si tuffarono insieme. Non appena scomparvero nelle sue acque, queste divennero azzurre come i capelli della ninfa e brillanti come le sue vesti. Così da Engardina, la ninfa bella e gentile, il lago ebbe il nome di Garda. Si narra anche che nei giorni in cui esso appare grigio e imbronciato, la bella ninfa lo abbia abbandonato temporaneamente per tornare nel suo regno di un tempo a salutare i suoi nani.

La roccia che si trova in Valle è la “scaglia lombarda”, sedimentaria e stratificata, calcarea; per il primo tratto si tratta di rocce “giovani” e non sono rocce resistenti come quelle del Monte Pizzoccolo, ma franose.

Sono presenti anche alcuni massi detti “erratici”, che non sono “tipici” di queste zone, infatti sono stati trasportati e depositati dal ghiacciaio del Garda milioni di anni fa, quindi non sono stati trasportati dalle acque del fiume, ma sono scivolati dai versanti della Valle stessa.

Sulle pareti della Valle, dove è abbondante l’acqua che cola dalle rocce, è presente la felce “Capelvenere”, che si trova nelle zone calde e umide e convive con la Pinguicola alpina, una pianta carnivora che per “catturare” gli insetti ha sulle foglie una sostanza che li fa appiccicare trattenendoli; in questo modo, con il passare dei giorni, le sue prede si “decompongono” e lei si ciba delle loro sostanze nutritive.

Capelvenere, muschi e pinguicola coprono fessure e pareti verticali con grazia.

La vegetazione è molto varia: ci sono macchie di cipressi, gli ulivi, le querce, i pini, abeti, molti lecci al sole, roverella, rovere, orniello, lo scotano che d’autunno rosseggia, le campanule, i muschi, il carpino, i salici, il sambuco nero, il biancospino, la coronilla, l’alloro, il maggiociondolo, la robinia spinosa, le orchidee spontanee e i dente di leone selvatici.

L’accesso alla Valle è sempre stato difficile, ed avveniva come detto in precedenza solo da due punti precisi. Presso il ponte di Vago ancora oggi si vede un’epigrafe sulla quale c’è scritto che la VII armata dell’Esercito Italiano, durante la Prima guerra mondiale, ha costruito quella strada che avrebbe dovuto portare fino in Val Vestino, allora austriaca, ma alla fine realizzarono la strada solo fin sopra Covoli, perché quando la guerra finì nel 1918, i soldati non terminarono la strada.

Nella località di Covoli, che si trova a fondovalle, erano presenti fucine, cartiere, centrali idroelettriche e ovviamente la strada che saliva a Gaino.

Nella località Gatto e di Luseti nel 1600 è stata costruita la chiesetta dei Santi Filippo e Giacomo, considerati protettori dei cartai, e fu proprio nel XVII secolo che ci fu una grande crisi per la produzione della carta in Valle a causa della peste, che rendeva impossibile trovare panni da utilizzare.

Nel 1500, periodo d’oro per il commercio e la produzione della carta, in Valle erano presenti più di 50 cartiere.

La testimonianza più antica che si è ritrovata per confermare l’esistenza delle cartiere in Valle risale al 1381, in un documento notarile che attesta come già allora l’utilizzo delle acque del fiume Toscolano dovesse essere regolamentato per la presenza di numerose Cartiere sul territorio.

Le cartiere allora venivano chiamate “folli da carta”, poiché “follare la carta” significa “pestare la carta”; prima di utilizzare la carta si scriveva sulle pergamene fatte per lo più di pelle di capra.

I Toscolanesi commerciavano per lo più con la Repubblica di Venezia, dato che erano sotto il suo dominio e avevano il monopolio commerciale del prodotto.

Le cartiere si svilupparono proprio qui a Toscolano perché il clima mediterraneo era molto adatto, soprattutto per la fase dell’asciugatura della carta, che avveniva in modo più veloce rispetto ad altre zone, anche in un solo giorno.

La carta che la Repubblica di Venezia utilizzava direttamente non veniva pagata, dato che  il territorio di Toscolano-Maderno erano sotto il suo controllo.

In Valle tutti i giorni si recavano a lavorare circa 2000 persone tra donne, uomini e bambini.

Le cartiere erano costruite su due piani: il pian terreno era accanto al fiume, in questo caso il Toscolano, in modo che l’acqua facesse girare le ruote e così attivasse i macchinari per ridurre gli stracci in poltiglia.

Al piano superiore si trovava la seccheria, luogo in cui si faceva asciugare il foglio di carta appeso a degli stenditoi di legno, regolando con delle tapparelle regolabili la quantità di aria da fare entrare nella stanza.

La carta nasce in Cina; ci sono varie leggende che raccontano come sia nata là, ad esempio si racconta che un monaco abbia dimenticato dei panni distesi fuori per vari mesi e con essi si sia formata la carta.

I Cinesi facevano la carta con acqua e fibre vegetali; anche gli Italiani facevano come loro, con acqua e fibre vegetali di lino, cotone e canapa; ma noi in seguito aggiungemmo anche la colla, fatta di grasso animale, che  serviva a rendere il foglio impermeabile, a non farlo marcire e a riuscire a scrivere senza che si formassero macchie di inchiostro.

All’inizio la carta non veniva utilizzata perché era più facile da rompere rispetto alla pergamena e soprattutto non si sapeva a chi appartenesse, prima che venisse inventata la filigrana.

La carta è il materiale grazie alla quale si è diffusa enormemente  la cultura: possiamo leggere poesie, romanzi, vedere progetti architettonici, studiare sulle enciclopedie, ecc …

Si dice che anche la principessa Sissi venisse a prendere la carta prodotta con il suo stemma direttamente a Toscolano-Maderno.

Per più di sei secoli Toscolano-Maderno è stato un polo mondiale di produzione e vendita della carta.

Durante la rivoluzione industriale la produzione aumentò e divenne scomodo arrivare in Valle per comprarla nonché costoso produrre energia. Così molte cartiere furono chiuse perché non c’era più una grande richiesta di carta.

Nel 1906 in località Capra, vicino alle rive del lago a Toscolano, venne costruita l’attuale Cartiera di Toscolano, l’unica che ancora produce carta. In essa ci lavorano oggi 223 persone; la Cartiera funzione 24 ore su 24 e gli operai lavorano in turni di 8 ore, in condizioni decisamente migliori rispetto al passato. Dal I° gennaio 2004 la Cartiera fa parte di Burgo SPA e dal I° gennaio 2019  compartecipa a “Mosaico”, l’insieme di tutte le cartiere del gruppo Burgo SPA che producono carte speciali. La Cartiera è in possesso di diverse certificazioni di qualità e ambientali.

Qualche anno fa la Cartiera di Maina inferiore, ultima a chiudere nel 1962 in Valle, venne sistemata grazie ai Lavoratori Anziani della Cartiera Burgo che contribuirono a creare il Museo della Carta. Per me oggi la Valle delle Cartiere rappresenta un luogo di tranquillità e di bellezza, dove poter fare delle magnifiche foto alla flora e alla fauna locale. È anche un luogo storico dove fare camminate e giri in bicicletta godendosi il paesaggio. Secondo me non dobbiamo sforzarci di migliorare la Valle perché è già perfetta così, forse dovremmo solo conoscerla di più!

CODISPOTI CINDY CLASSE 3B

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Traccia n.1 La Valle delle Cartiere, un patrimonio storico, culturale e paesaggistico del nostro territorio

Svolgimento

La Valle delle Cartiere è la zona dove, nel nostro territorio, abbiamo le più antiche testimonianze della presenza della produzione di carta in Italia.

Infatti la data-simbolo della valle riporta al 1381. In quell’ anno era in corso un dibattito tra Toscolano e Maderno per utilizzare l’acqua del fiume. Su questo documento storico si stabiliscono precise norme per regolamentare l’utilizzo dell’acqua del fiume da parte delle numerose cartiere poste lungo il suo corso. Per molti secoli la Valle delle Cartiere non si chiamava così, ma “Valle di Toscolano” e le cartiere: “folli da carta”. Oggi nella valle si possono ammirare i ruderi delle cartiere edificate in diverse epoche.

Alle Garde era presente una cartiera dove sino a pochi anni fa si potevano osservare le aperture protette da assi di legno che si aprivano e chiudevano per permettere l’asciugatura dei fogli di carta, grazie al soffio del vento. Proseguendo lungo la strada, si osservano due grandi tubature scendere dal fianco della montagna. Queste fanno parte di una centrale idroelettrica, utilizzata a fine ‘800 e inizi ‘900. L’ acqua riusciva ad arrivare alla centrale in modo naturale grazie al fatto che la valle è leggermente in pendenza. La centrale idroelettrica, creando elettricità, annullò l’uso diretto dell’acqua per far funzionare i folli: in quel periodo si aprì la cartiera in località Capra, a Toscolano, tutt’ora attiva. Poco oltre vi è una cascatella. Si tratta di una cascata artificiale che funziona con un meccanismo a sovrappieno: quando la portata dell’acqua è eccessiva, questa viene scaricata attraverso un’apertura artificiale che provoca la caduta dell’acqua. Se siete fortunati, potrete ammirare la sua bellezza e la sua maestosità, che valorizza l’intero ambiente circostante.

Un’altra particolarità paesaggistica è la presenza di una “Forra”. Questa spaccatura a V si è creata grazie alla forza di erosione del fiume Toscolano. Guardando il fiume forse vi chiederete come un fiume così piccolo possa aver alimentato  le cartiere lungo il fiume o come possa aver  eroso un fianco di una montagna. Questo è perché il Toscolano prima aveva una portata maggiore, poteva raggiungere la profondità di quasi 7 metri, che è diminuita con la costruzione della diga di Valvestino.

Lungo il percorso si possono osservare diversi massi erratici: enormi pietroni trasportati dai ghiacciai. Uno di questi si può osservare da vicino subito dopo la prima galleria, se viene colpito con una pietra sprigiona un lieve odore di zolfo. Superando l’ultima galleria, potrete vedere per la prima volta il Museo della Carta:l’ antica cartiera di Maina inferiore che è rimasta aperta sino al 1962, perciò ben conservata con ancora la ciminiera. Oggi il percorso museale mostra il procedimento per realizzare la carta da quella fatta a mano a quella industriale.

Durante gli scavi per trovare queste cartiere si scoprirono degli spazi e dei macchinari che non si sapeva a cosa servissero. Gli studiosi sono riusciti a scoprire il loro utilizzo grazie alle immagini e alle spiegazioni riportate sulla enciclopedia di Diderot del 1300.

Altre testimonianza storiche mostrano quanto viva fosse questa valle: una piccola lapide posizionata accanto al ponte d’accesso a Maina Inferiore riporta la vicenda dei soldati della Settima Armata che nel 1918 hanno costruito la strada per andare in Valvestino.

In località Luseti si trova la piccola chiesetta, di epoca seicentesca, dedicata ai Santi Filippo e Giacomo. Subì molte violenze da parte di vandali ed è tuttora chiusa, viene riaperta solo in alcune circostanze tra queste la celebrazione della Messa a Pasquetta. L’ultimo elemento naturale che potete ammirare è una piccola forra un po’nascosta che prende il nome di Covoli: la passeggiata che costeggia il fiume è stata da poco riaperta.

La Valle delle Cartiere presenta anche una ricca flora, composta da felci, come il Capelvenere e da piante carnivore, come la pinguicola alpina: una piccola pianta che si ciba di insetti, imprigionandoli con la sua resina sulle foglie.

Potrete anche trovare piccoli fiori come la viola o la bocca di leone il cui profumo si sparge delicato nell’aria.

E’ presente in gran numero anche il cipresso, proveniente dal medio-oriente. Il cipresso protegge i fianchi della montagna, che per anni sono stati sfruttati dagli abitanti per procurarsi il legname. Il disboscamento non permetteva al terreno di assorbire la pioggia, creando frane e smottamenti, per questo è stata necessaria una nuova piantumazione e i cipressi risultarono i più adatti a risolvere il problema.

Un altro albero presente è il leccio, una quercia che non perde le foglie. E’ una pianta mediterranea, allora vi chiedete che cosa ci fa qui, a nord? Questo è dato dal fatto che qui vi è un microclima simile a quello presente sulle coste della nostra Penisola, con temperature più elevate. Anche lo scotano è un arbusto caratteristico, nel passato veniva utilizzato per si ricavare il tannino utile a creare coloranti. Sono presenti anche diverse specie di orchidee, che impreziosiscono i prati della Valle delle Cartiere.

La Valle delle Cartiere è un patrimonio culturale e artistico di grande importanza che deve essere valorizzato. Non solo gli abitanti del nostro Comune ammirano questo luogo speciale, anche Vasco Rossi si è fatto accompagnare sino ai Covoli.

Fino a trent’ anni la valle sembrava abbandonata, solo gli ultimi residenti e alcuni amanti della natura percorrevano la sua strada. Nessuno pensava che questo luogo conservasse un patrimonio artistico, storico, culturale e paesaggistico così importante. Oggi invece la Valle delle Cartiere è viva. Turisti e scolaresche passeggiano e ammirano ogni aspetto e questo grazie al lavoro e alle idee di molti volontari e associazioni che hanno compreso il suo grande valore.

Io ho un rapporto di amore-odio con la Valle delle Cartiere perché è una bellissima zona naturalistica dove trascorrere ore spensierate, ma ho avuto una brutta esperienza in bicicletta: un dosso mi ha fatto fare una brusca frenata, così sono sbalzato dalla bici e caduto malamente sulla ghiaia. Mi sono rotto la clavicola sinistra e una ferita alla testa, suturata con sei punti. Perciò questo è il mio consigli. Venite a visitare la Valle; immergetevi pienamente nella sua natura, ma siate prudenti! Sicuramente avrete una esperienza migliore della mia!

FRANCESCO ZECCHINI CLASSE 3C

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XXXII CONCORSO MARCHI: i vincitori e i temi primi classificati

Pubblichiamo i nomi dei vincitori e i temi del XXXII Concorso Marchi, promosso dai Lavoratori Anziani della Cartiera.

Classifica TEMI

TERZA A

1: Ferrari Beatrice – 2: Alikaj Sara – 3: Venturelli Federico

TERZA B

1: Sterza Elisa – 2: Codispoti Cindy – 3: Battinelli Michelle

TERZA C

1: Bertella Adele – 2: Zecchini Francesco – 3: Ferrari Nicola

CLASSIFICA LAVORI ARTISTICI

1:Venturelli Federico – 2: Merigo Alice – 3: Sterza Elisa

Premio “Giorgio Bombardieri”- Tedeschi Noemi

Premio “Bruno Tedeschi” – Dominici Simone

Premio “Comune Toscolano-Maderno”- Rovetta Sofia

Premio “Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano” – Sterza Federico

Premio “Comunità del Garda” – Barbaro Alessandra

Premio extra “Giustacchini Office Store” – Medaina Emanuela

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TEMI VINCITORI PRIMI CLASSIFICATI

Traccia n.3 – Con i Lavoratori Anziani della Cartiera hai potuto creare un foglio di carta fatto a mano. Dopo aver esposto in modo accurato le fasi per la sua realizzazione, descrivi in modo soggettivo, anche nei particolari, il prodotto finito.

Ora immagina di utilizzarlo per scrivere una lettera: un foglio così speciale può riportare solo un messaggio davvero importante, quindi scrivi una lettera a qualcuno che per te è stato un esempio di vita (adulto o ragazzo), oppure che con le sue azioni ha saputo smuovere le coscienze.

svolgimento

Sabato 23 marzo, in una bellissima mattina soleggiata, io e i compagni delle classi terze, abbiamo fatto una passeggiata attraverso la Valle delle Cartiere fino al Museo della Carta dove abbiamo assistito alla dimostrazione pratica di come si realizza un foglio di carta con il vecchio sistema. Un mastro cartaio di lunga esperienza ci ha spiegato che il foglio fatto a mano si crea nel modo seguente: si parte dalla materia prima, cioè stracci di fibra tessile (cotone, lino, canapa), che vengono divisi in base al tipo di fibra di cui sono fatti, poi vengono sminuzzati e immersi in grandi vasche di pietra contenenti acqua e calce viva per essere sbiancati e disinfettati. La successiva pestatura delle fibre fatta dal maglio dà origine ad una poltiglia biancastra che il mastro cartaio “pesa” ad occhio, nel senso che, in base alle sue conoscenze e all’esperienza, l’artigiano immette nel tino di lavorazione l’impasto preparato in percentuale variabile a seconda della grammatura della carta che deve produrre; quindi immerge nel tino un telaio in legno munito di una sottilissima tela metallica, una specie di setaccio che serve a trattenere le fibre, lo risolleva in modo deciso e lo muove sul piano orizzontale con abili scuotimenti in tutte e due le direzioni affinché le fibre si intreccino e formino il foglio di carta. Il foglio “pescato” dal tino, dopo essere stato scolato sul telaio, contiene oltre il 90% di acqua quindi sarebbe impossibile staccarlo dalla forma toccandolo con le mani. Per questo motivo l’addetto che si chiama ponitore appoggia la forma su un feltro che si trova su un supporto a schiena d’asino, perché la curvatura della superficie permette di esercitare una pressione costante per tutta la superficie del foglio. Questa operazione chiamata ponitura viene ripetuta per tutti i fogli, che, all’interno dei feltri, vengono adagiati uno sopra l’altro; segue il processo di torchiatura grazie al quale i fogli vengono pressati per togliere la maggior parte dell’acqua in essi contenuta (dal 90% al 5% circa).  A questo punto i fogli possono essere distaccati dai feltri per essere appesi in una stanza ben arieggiata al piano superiore, dove generalmente si asciugano in una notte. Seguono le operazioni di collatura con la quale i fogli vengono immersi nella colla per renderli impermeabili ed evitare che l’inchiostro spanda e, successivamente, di lisciatura, operazione un tempo compiuta dalle donne con i sassi di fiume o con uno strumento apposito. I fogli hanno quasi sempre la filigrana, cioè un simbolo o una forma che è il marchio di fabbrica della cartiera che li ha prodotti ed è importante soprattutto nello studio dei testi antichi perché può consentire scoprire dove la carta è stata prodotta, da chi e quando.

Quelle che a prima vista sembravano operazioni semplici da compiere, si sono dimostrate complicatissime quando noi ragazzi a nostra volta ci siamo cimentati nella realizzazione di un foglio, anche se, bisogna ammetterlo,  ci siamo divertiti e anche un po’ emozionati. L’operazione più difficile è stata quella di immergere la forma nel tino perché non è per niente facile riuscire a dosare la giusta quantità di fibre da trattenere per ottenere un foglio uniforme e sottile. Le operatrici che ci hanno guidato nella realizzazione del foglio mi hanno detto che me la sono cavata bene ed io ho provato una grande soddisfazione.

I fogli di carta fatti a mano sono molto diversi da quelli che utilizziamo ogni giorno a scuola: hanno i bordi meno precisi, un colore più giallognolo, sono più consistenti, si riescono a percepire le venature al tatto e ogni foglio è diverso dall’altro, non se ne troverà mai uno uguale perché ogni foglio è unico. Anche farlo con le proprie mani è un’esperienza unica ed irripetibile che consiglio a tutti: indossare il grembiule, immergere le mani e le braccia nel tino dove c’è l’impasto tenendo ben stretta la forma, vedere il foglio che si forma proprio sotto ai tuoi occhi ti fa sentire un po’ mastro cartaio e ti fa capire l’importanza di tutti i singoli gesti.

Toscolano, 15 aprile 2019  h. 15:30

Caro nonno,

come stai? Lassù si sta bene? Penso proprio di sì.

Ci manchi molto, si sente che non ci sei: mancano le tue freddure, le partite a briscola, le risate… È sparito tutto in un istante, non sono neanche riuscita a dirti ciao e a darti un ultimo abbraccio, per questo ti sto scrivendo qui, su questo foglio così speciale, fatto con le mie mani, perché finalmente posso dirti addio nel modo più giusto, ripensando a tutti i momenti che abbiamo passato insieme. Tu mi hai insegnato ad andare in bicicletta e a rialzarmi anche se cadevo; eri tu quello che mi dava la forza di riprovare e di andare avanti. Mi hai insegnato ad amare sempre tutti incondizionatamente, a sorridere sempre, a dare sempre il mille per mille e a non arrendermi mai.

Ricordo che quel terribile giorno, appena mi è arrivata la notizia, non ho pianto, no, non riuscivo a realizzare una cosa del genere; dopo lunghi interminabili attimi di silenzio ho pianto come non mai. Mi sentivo sola, avevo perso il mio compagno di giochi e di avventure e sono stata malissimo per giorni, settimane, addirittura mesi.

Ricordo ancora le ultime partite a carte ( vincevi quasi sempre tu, essendo io  abbastanza scarsa), le ultime giocate con l’asso di bastoni che ti rubavo sempre, le ultime passeggiate, gli ultimi momenti felici.

Anche alla nonna manchi molto, anche se cerca di non mostrarlo, riesco a vederlo nei suoi occhi, che sono più spenti, più freddi, più stanchi; lei soffre più di tutti: con lei hai passato quasi tutta la vita, hai condiviso tutte le esperienze e tutti i ricordi. Questo è amore, amore vero; questo è quello che ho imparato da voi, l’insegnamento più prezioso che mi abbiate dato.                                                                                                             Certe notti prima di addormentarmi ti penso… e piango tanto.                                  Per me eri molto più di un bis- nonno, eri come un secondo papà e adesso mi sento in colpa per non averti detto abbastanza quanto ti volessi bene e quanto ti ammirassi… è proprio vero perché si capisce il valore di una persona solo quando la si perde e sì, io ti ho perso e non avrò altre opportunità per mostrarti l’amore che provo per te in questa vita, ma so per certo che resterai sempre vivo nella mia memoria e voglio sperare che da lassù veglierai su tutti i tuoi cari e mi proteggerai sempre.

Ti voglio tanto bene,

la tua “picciridda” Beatrice.                       Beatrice Ferrari 3A

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Traccia n.3 –

Con i Lavoratori Anziani della Cartiera hai potuto creare un foglio di carta fatto a mano. Dopo aver esposto in modo accurato le fasi per la sua realizzazione, descrivi in modo soggettivo, anche nei particolari, il prodotto finito.

Ora immagina di utilizzarlo per scrivere una lettera: un foglio così speciale può riportare solo un messaggio davvero importante, quindi scrivi una lettera a qualcuno che per te è stato un esempio di vita (adulto o ragazzo), oppure che con le sue azioni ha saputo smuovere le coscienze.

Svolgimento

Qualche giorno fa, grazie ai Lavoratori Anziani della Cartiera e alla Cooperativa 1381, noi ragazzi abbiamo potuto rivivere il passato creando ciascuno un proprio foglio di carta fatto completamente a mano.

Appena arrivati al Museo della Carta, accolti dal Signor Filippo Cantoni e da alcuni dei Lavoratori Anziani, io e i miei compagni di classe ci siamo recati in una stanza dove, dopo aver ascoltato le varie spiegazioni ed indicazioni dateci da Valentina, una operatrice della Cooperativa 1381, abbiamo iniziato a realizzare, uno alla volta, il nostro foglio di carta.

Quando è stato il mio turno, mi sono messa il grembiule e, dopo aver preso il setaccio per creare un foglio delle dimensioni di uno A4 per stampanti, l’ho immerso in una vasca contenente della poltiglia formata da piccoli stracci sfibrati, acqua e in alcuni casi anche calce per aiutare la macerazione.

Il setaccio doveva essere calato in acqua perpendicolarmente e poi subito ruotato, messo in piano immediatamente; a quel punto ho estratto dall’acqua il setaccio sul quale si era depositato un sottile strato di fibre e successivamente l’ho scosso, con leggeri e lenti movimenti di lato, in avanti e indietro, per far sì che le fibre si sistemassero bene sul setaccio per creare il foglio.

Da ultimo l’ho inclinato leggermente per eliminare una parte dell’acqua e quindi l’ho rovesciato, appoggiando prima il lato corto e poi tutto il setaccio, su un feltro che si trovava su uno sgabello ricurvo, a schiena d’asino. In questo modo il foglio si è staccato da solo dal setaccio ed è rimasto sul feltro per una prima asciugatura. Lentamente si è creata una piccola pila di fogli che poi verrà pressata al torchio per eliminare gran parte dell’acqua rimasta.

Dopo la pressatura, i fogli vengono portati al piano superiore, nella seccheria. Qui sono appesi sullo stenditoio, dove sono stesi come dei panni per asciugare, grazie a delle mollette speciali che non segnano i fogli in alcun modo. In questa sala vi sono delle tapparelle in legno orientabili, grazie alle quali si regola il flusso d’aria necessario per asciugare i vari fogli.

A questo punto, però, i nostri non sono ancora fogli pronti per la scrittura, infatti vengono definiti “panni assorbenti”. Una volta asciugati, devono quindi essere immersi in vasche contenenti colla ricavata dalle ossa e dalla pelle degli animali, per renderli impermeabili e poterci scrivere sopra con l’inchiostro.

Il foglio, che si è bagnato di nuovo, deve essere asciugato una seconda volta e quindi viene riappeso nello stenditoio. Più tardi viene lisciato con un cialandrino o con sassi lisci e tondeggianti.

Purtroppo queste ultime fasi non le abbiamo potute sperimentare, ma ci sono state solamente illustrate da alcuni dei Lavoratori Anziani della Cartiera, che ci hanno fatto capire molto bene i vari procedimenti.

Mentre ci spiegavano e illustravano i vari passaggi, i volontari ci hanno dato la possibilità di toccare dei fogli già pronti per capirne meglio le varie caratteristiche, poiché il foglio fatto a mano è molto diverso dai fogli che siamo abituati ad usare di solito… È liscio, ma allo stesso tempo si notava che quella carta non era stata trattata dalle macchine che si utilizzano al giorno d’oggi e gli angoli non erano molto a punta, anzi erano quasi curvi. Le differenze riguardano anche il colore, che è di un bianco meno brillante, e lo spessore, maggiore rispetto alla carta utilizzata per i nostri quaderni o libri.

Questa esperienza mi è piaciuta moltissimo perché sono riuscita a capire l’importanza della carta, come lavoravano un tempo le persone e come è facile, se ci si mette l’impegno e la voglia di fare, creare ancora oggi fogli di carta fatti a mano.

Un foglio così speciale, fatto con tanto impegno, lo voglio utilizzare per scrivere una lettera a tutti i miei professori perché penso che, oltre ad insegnarmi le varie materie, cercano di spiegarmi come comportarmi e come crescere serenamente.

 

Toscolano, 2 aprile 2019

Cari insegnanti,

ho deciso di scrivervi una lettera per dirvi grazie, perché in questi anni mi sono accorta di essere cresciuta molto come persona, anche poiché voi siete riusciti a farmi capire tantissime cose.

Io vi ho sempre visti come degli esempi di vita, perché persone come voi, oltre ad avere molta pazienza per sopportare e supportare tutti noi ragazzi, mettono tanta passione ed impegno in tutto quello che fanno e sapete ascoltarci ed aiutarci sempre.

Penso di essere maturata molto grazie a voi: ad esempio mi avete fatto capire che non contano solo i voti scolastici, che sono importanti, ma vale moltissimo come ci comportiamo, la persona che siamo ora e che diventeremo in futuro.

Per questo voi siete sempre molto disponibili per le varie attività, come ad esempio l’esperienza al Museo della Carta e alla Cartiera, che ci aiutano a formarci sia culturalmente sia come persone.

Mi ricordo ancora quando ero bambina e sognavo di diventare una professoressa di matematica alle medie; in realtà crescendo ho capito che è uno dei lavori più complicati, perché non è per niente facile capire ed aiutare degli adolescenti che stanno crescendo e hanno bisogno dei loro spazi; questo è un altro dei motivi per il quale vi vedo come degli esempi di vita da seguire, perché mettete in gioco una sensibilità particolare ogni giorno.

Non siete solo insegnanti, ma siete anche come dei genitori: infatti oltre a capire subito quando non stiamo bene, ci aiutate ed ascoltate anche quando abbiamo dei problemi personali. Mi ricordo quella volta che in classe si era creato da un po’ di tempo un clima di tensione e voi, subito, avete organizzato un’attività basata sull’aiuto reciproco che ci ha fatto riscoprire il gioco di squadra, risolvendo così almeno in parte il problema.

Inoltre, al contrario di quanto pensano tutti, sapete anche scherzare e farci divertire; ovviamente nei momenti opportuni!

Insomma, vi ringrazio tantissimo per tutto quello che avete fatto per me, per avermi aiutato nei momenti più brutti e quando dovevo fare scelte difficili.

Spero che ricorderete questa lettera anche quando il nostro percorso insieme sarà finito e che terrete la 3°B nel cuore.

A presto,

Elisa Sterza Classe 3B

 

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Traccia numero 3- con i lavoratori anziani della Cartiera di Toscolano hai potuto creare un foglio di carta fatto a mano. Dopo aver esposto in modo accurato le fasi per la sua realizzazione, descrivi in modo soggettivo, anche nei particolari, il prodotto finito. Ora immagina di utilizzarlo per scrivere una lettera: un foglio speciale può riportare solo un messaggio davvero importante, quindi scrivi una lettera a qualcuno che per te è stato un esempio di vita (adulto, ragazzo/a), oppure che con le sue azioni ha saputo smuovere le coscienze.

Quando siamo andati in Valle delle Cartiere, dopo la visita al museo, ci siamo fermati in una stanza un po’ piccola. Al centro c’ era una vasca colma di un liquido biancastro, mescolato con dei piccoli grumi simili a fiocchi di neve. Nella stanza ci aspettavano due ragazze che ci avrebbero insegnato a fare un foglio di carta, con le nostre mani. Ci hanno spiegato che per fare un foglio di carta serve quella poltiglia bianca, composta da fibra, acqua e colla. Dopo aver mescolato la bianca sostanza siamo pronti per fare il foglio.
Importante strumento è il setaccio; una forma di legno, con una spessa rete sul fondo che a volte presenta una filigrana. Il setaccio viene immerso nel liquido e quando viene tirato fuori è ricoperto da uno strato bianco. Quello è il foglio!
Il setaccio filtra una buona parte di acqua, ma non basta. Dal setaccio, il foglio viene posato su un feltro. I fogli vengono impilati uno sopra l’altro e portati ad una pressa che li schiaccerà facendo uscire tutta l’acqua in eccesso.
Quando è arrivato il mio turno non è andata male: il mio foglio era riuscito abbastanza bene!
A dire il vero è stato facile per me, perché questa non è stata la mia prima volta. Avevo già realizzato un foglio quando ero piccola e quindi mi sono divertita a ripetere quei gesti con gli occhi di una ragazza e non di una bambina. Ho vissuto con più consapevolezza questa esperienza! Quando ho messo le mani nell’acqua ho sentito tutti i pezzettini di fibra scivolarmi tra le dita e andare a posarsi sul setaccio ed è stato molto gratificante vedere il foglio uscire dalla vasca senza neanche una piega. In quel momento mi sono sentita una mastra cartaia. Questo foglio così speciale, fatto con le mie mani, ora lo utilizzerò per scrivere una lettera ad una persona per me importante …

Caro Padre Giorgio,
sono contenta di poter scrivere queste semplici parole per far conoscere a tutti le cose buone che ha fatto nella sua vita. Anche se è anziano, continua ad aiutare moltissime persone bisognose. Circa trent’ anni fa (o forse più), è andato in Uganda, al campus di Kasaala, con l’obiettivo di aiutare bambini, ragazzi e adulti a vivere in modo dignitoso, come ogni essere umano merita. Lei e i Padri Comboniani salvate molte vite in questo modo. Io sono onorata di aver conosciuto una fantastica persona come lei.
Quando l’ho incontrata in Uganda non sapevo bene chi lei fosse e quale fosse la sua missione, ma quando l’ho capito, avendo avuto la fortuna di averlo visto con i miei occhi, sono rimasta sbalordita. Non pensavo che le persone potessero essere così generose, ma ora lo so! Ne ho le prove!
Lei ha dato la possibilità a moltissimi bambini di andare a scuola e a molte ragazze-madri di trovarsi un lavoro. E non solo! Ci ha accolti in Uganda con grande generosità, dandoci la possibilità di aprire gli occhi e capire cosa sta realmente succedendo nel mondo e cosa noi possiamo fare per renderlo migliore con poca fatica. Ho capito che fare beneficienza nel giusto modo, può davvero fare la differenza per tante persone povere. Anche noi ragazzi potremmo donare qualcosa in diversi modi, magari rinunciando all’acquisto di oggetti per noi non essenziali e questo piccolo sforzo che a noi richiederebbe poca fatica, per una missione come quella di Kasaala potrebbe fare la differenza. Anche fare l’abbonamento ad una rivista come quella del “Piccolo Missionario” o acquistare il Mondiario piuttosto che un diario alla moda potrebbe essere una forma di aiuto consapevole da parte di noi ragazzi e così facendo diffonderemmo anche la conoscenza dell’esistenza di tante missioni.
Personalmente dal mio ritorno in Italia, il mio modo di agire nel quotidiano sta cambiando; cerco di non sprecare più l’acqua e il cibo perché ho visto cosa vuol dire non averne. Faccio attenzione a non sprecare l’energia elettrica che è preziosa, ho potuto vedere come si vive quando se ne ha molto poca. Cerco di non “stufarmi” delle cose che ho da molto tempo, perché devo concentrarmi sulla loro utilità e non su quanto queste siano popolari. Mi sforzo di essere felice, perché ho molto per cui esserlo; in Africa ho visto bambini felici il doppio di noi, nonostante per giocare avessero solo palle fatte da loro con borsine di plastica e filo, eppure ridevano spensierati.  Da allora mi impegno a pensare di più agli altri piuttosto che solo a me stessa e ho imparato a liberarmi dai pregiudizi, perché prima di giudicare è meglio osservare, ascoltare e conoscere le persone che hanno sempre qualcosa da insegnarci anche se sono molto diverse da noi.
Sono molto grata a lei Padre Giorgio e alla mia scuola per la possibilità che ho avuto di fare questa bellissima esperienza nel campus in Uganda, occasione più unica che rara per una ragazza di soli 13 anni. Mi rendo conto che per lei non deve essere stato facile accogliere 16 ragazzini in un luogo così povero e bisognoso di cure e attenzioni. Per questo non potrò mai smettere di ringraziarla per tutta la mia vita che è totalmente cambiata dentro di me, nel mio modo di pensare e nel mio modo di sentire le cose.
Sono molto soddisfatta della bella esperienza che ho fatto, grazie a lei.
Grazie per tutto l’ aiuto che porta ai ragazzi della scuola di Kasaala e al bene che fa insieme ai Padri Comboniani.
Grazie di avermi dato la possibilità di fare questa meravigliosa esperienza e di avermi fatto scoprire un nuovo mondo.
Grazie di tutto e di cuore, un cuore che è diventato più grande di prima anche per merito suo.

Nella speranza di poterla rivedere le mando tanti cari saluti,
Adele.                                               Adele Bertella 3C

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Questa voce è stata pubblicata il 3 maggio 2019. 2 commenti

“LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, GLI AMORI . . .”

Mercoledì 3 aprile noi ragazzi delle classi prime siamo partiti sfidando il brutto tempo per realizzare finalmente la nostra gita. Le tappe del viaggio sono state il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina a San Michele all’Adige e il castello di Avio.

Appena arrivati al museo qualcuno di noi si è sentito subito parte della comunità contadina.

 

Giorgia e Damiano hanno indossato i panni dei ragazzi che un tempo aiutavano la famiglia nella raccolta del fieno. La cura del prato era importantissima perché il fieno permetteva di mantenere il bestiame in inverno. Nel museo abbiamo visto gli strumenti indispensabili per la vita contadina e per il lavoro nei prati, nei campi e negli orti. La fienagione si effettuava in estate tagliando l’erba con la falce; poi l’erba veniva sparpagliata con la forca e i rastrelli, come mostravano Giorgia e Damiano, e rivoltata una o due volte perché si asciugasse. Alla sera bisognava raccoglierla se il tempo minacciava pioggia, tanto conservava di notte il calore accumulato durante il giorno e così continuava ad asciugare per diventare fieno. 

 

 

 

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Questi sono alcuni strumenti che servivano per la trebbiatura e la pulitura dei cereali. Giuseppe sta mostrando il bastone chiamato correggiato che serviva per frantumare le spighe e rompere l’involucro dei chicchi; era formato da due bastoni di lunghezza diversa, uniti da una corda o una striscia di cuoio. Filippo invece si trova vicino ai cesti detti crivelli, che venivano usati per separare i frammenti di paglia e spighe dai chicchi.

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Qui ci troviamo nella STALLA, il posto più caldo dove le famiglie si riunivano le sere d’inverno per chiacchierare, aggiustare gli attrezzi, fare cesti, cucire. Era formata dalla zona riservata alle mucche, agli ovini, alle galline, ai conigli e ai maiali.

 

La STUA, la CAMERA DA LETTO, il TELAIO

Nella stanza, dove di solito c’era la stufa, siamo rimasti colpiti dal girello di legno che veniva usato per insegnare ai bambini a camminare, mentre nella camera da letto c’era un abito da sposa che come unico elemento bianco aveva il velo.

 

La tessitura era praticata soprattutto dalle donne come attività casalinga. Col telaio si creavano lenzuola, asciugamani, camicie, tappeti. La tessitrice era chiamata “tessadra”.

 

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L’ARTE DELL’INTRECCIO

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In una grande stanza accogliente ci hanno riunito tutti insieme e ci hanno spiegato come creare dei cesti. Tra i materiali più usati: il salice, il nocciolo e il frassino.

 

Ci siamo messi tutti d’impegno per realizzare dei capolavori. Qualcuno se l’è cavata subito bene, qualcun altro ha dovuto ricominciare un paio di volte. Sembrava facile, invece non lo era per niente.

 

 

 

I più bravi sono stati i prof. ………ma come avranno fatto???

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LA TANTO TEMUTA SALITA AL CASTELLO

Ne valeva la pena, perché appena siamo arrivati il castello e il panorama ci hanno ripagato della fatica. Forza prof.ssa Peduzzi, la meta è vicina!!!

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Appena varcate le mura abbiamo subito notato la “picadora” una torre in cui venivano impiccati i nemici per incutere timore agli invasori. Oggi questa è l’unica struttura che appartiene alla famiglia Castelbarco, tutto il resto è stato donato all’associazione FAI.

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Subito dopo abbiamo visitato la casa delle guardie: una torre a due piani con dei bellissimi affreschi. Nella prima stanza del secondo piano i disegni sono geometrici e nascondono delle lettere, legate a due leggende. Si racconta che i prigionieri di guerra venivano bendati e veniva chiesto loro di indicare le lettere degli affreschi: se essi fossero riusciti a creare una frase di senso compiuto, sarebbero stati liberati. Un’altra leggenda narra che i prigionieri, grazie alla combinazione delle lettere nascoste nelle geometrie dei disegni avrebbero potuto scoprire dove si trovava un passaggio segreto e scappare.

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Nella stanza vicina ci sono stupendi affreschi di guerra, raffiguranti alcuni soldai in battaglia.

 

 

Un tempo, lungo le mura, sorgeva una piattaforma su cui camminavano le guardie. Ora sono rimasti visibili i buchi delle travi che la sostenevano e che sono molto diversi dalle feritoie che venivano usate per scagliare le frecce contro i nemici.

 

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Prima di raggiungere il MASTIO abbiamo oltrepassato la terza porta del castello che era dotata di un cancello di ferro a scorrimento; al bisogno veniva sollevato e abbassato per proteggere le zone più interne. Il mastio, cioè la torre molto alta che serviva per avvistare i nemici, nasconde al suo interno una stanza bellissima con affreschi dedicati ad AMORE. Gli affreschi rappresentano una dama e un cavaliere che si innamorano a causa di una freccia scagliata da Cupido. La dama ha in braccio un cagnolino simbolo di fedeltà.

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Scritto e pubblicato da Filippo Brighenti 1^B, Silvia Canini, Aurora Zane, Angelo Mezzina 1^A.

 

 

L’ADOLESCENZA…….CHE FATICA!

vignetta 1

Caro diario, gli adulti mi dicono sempre che la mia età è la più felice.                                      Peccato che poi non perdano occasione per criticarmi. Io e mio papà litighiamo sempre per tanti motivi, come è accaduto oggi: la giornata più orribile di tutte.                                  Mi sveglio e mi sento dire da mio papà:<<Tagliati i capelli!>>, io mi sono un po’ seccato e gli ho risposto:<<Sei solo invidioso perché tu i capelli non li hai!>>.                                           Stando zitti per un po’ la prima lite vi è conclusa, ma dopo quindici minuti mi sento dire:<<mangia, che sei magro come uno stuzzicadente!>>.                                                                 Ad un certo punto non ce l’ ho più fatta sono andato in giardino e ho iniziato a correre a caso.                                                                                                                                                    Successivamente le liti erano finite ma spero che non ce ne siano più altre, alla prossima diario.       D.M.

vignetta 2

Caro diario, gli adulti mi dicono sempre che la mia età è la più felice.                                        Peccato che poi non perdano occasione per criticarmi; le due frasi che continuano a ridirmi sono: non fare quello, non fare quest’ altro, stai attenta! Insomma non è l’ età più felice. Spesso mi succede di non pensare a quello che faccio, di fatti… mi ritrovo sempre una frasetta di rimprovero e lo sguardo puntato su di me. Io non so di preciso perché continuano a criticarmi forse perché in certi momenti mi “odiano”, e in altri mi vogliono bene beh, soprattutto per la seconda opzione perché sgridandomi posso diventare una ragazza matura e responsabile. Mi sento una ragazza fortunata anche se a volte mi scoccia fare quello che dicono i miei genitori, ma pensando anche al fatto che li sto aiutando mi rende molto felice, e poi quando li ho aiutati mi danno una piccola mancia che posso spendere quando voglio. Ora smetto di parlare dei miei genitori e dei loro rimproveri, andiamo alla scuola! A non tutti piace la scuola con i continui rimproveri delle professoresse, in questo caso a me piace tantissimo perché impari cose nuove che non hai mai saputo e stai con i tuoi amici e compagni di classe che ti stanno sempre vicino. Oggi è stato un giorno fantastico: non ci sono stati neanche un rimprovero, neanche una verifica, ci siamo confrontati e ci siamo aiutati bisbigliando (una regola data dall’ inizio dell’ anno). Insomma caro diario non ho più niente da raccontarti ma quando avrò bisogno di te ti prenderò. Ciao diario!      S.M.

Caro diario, gli adulti mi dicono sempre che la mia età non ritorna più… e meno male! A forza di tutte queste critiche, la mia testa sta crescendo smisuratamente!

Starei a scriverti per giorni e giorni solo per elencarti qualche “consiglio” di mia madre:

“Metti in ordine le scarpe!”

“Tirati su da terra!”

“Smettila di parlare mentre si guarda un film!”

“Ma come parli? Incomincia a studiare l’ italiano!”

(che poi… sono i primi a dire in una frase “a me mi” insieme!)

Ad essere sinceri, mia madre molte volte ha anche ragione, ma a volte no !

-Metti le ciabatte!-

-Ma mamma, ce le ho addosso!-

-Ah,l’ abitudine… –

È sì! Abitudine, di criticarmi!

Nemmeno la sera posso stare tranquilla:

“Prepara la cartella! L’hai preparata?”

“Metti a posto la tua camera!”

“Quando metterai in ordine il tuo armadio?”

E molte altre ancora, che a volte, mi elenca tutte di un fiato!

Mio padre è l’ opposto! Non mi richiama mai; solo se combino un guaio! In compenso, è mia mamma a richiamarlo!

Sembra quasi una scena comica quando accade!

Io e mio padre seduti sul divano, mentre mia madre è in piedi davanti a noi che ci rimprovera! Nonostante tutte queste comiche, la cosa migliore da fare è migliorare critica dopo critica!        Z.A.

 

vignetta 3

Scritto e pubblicato da: FEDERICA FORESTI, MARGHERITA OFFER, DANIELA FERRARI classe 1^ A

 

 

 

 

ARRIVEDERCI EMANUEL!

ARRIVEDERCI EMANUEL

Sabato 30 marzo il nostro compagno Emanuel Baban ci ha salutato perché si è trasferito con la sua famiglia in Spagna.  La notizia è arrivata improvvisamente e ci ha lasciato molto sorpresi e tristi. Quindi abbiamo previsto una festa per lui, per la mattina del  29 Marzo, ma con sorpresa ci ha riferito che sarebbe andato via il giorno prima,  così abbiamo preparato velocemente il tutto per salutarlo, e ora ve lo raccontiamo. Come prima cosa abbiamo allestito un piccolo rinfresco per la classe e la profe ha pure  pensato a un nostro compagno che è vegano così ha potuto mangiare qualcosa, mentre noi gustavamo biscotti Oreo, patatine e aranciata. 

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Gli abbiamo regalato una maglia bianca su cui ognuno ha fatto la propria firma e ha scritto frasi divertenti che usavamo spesso tra di noi così che gli rimanesse un bel ricordo, per esempio:

stretto dei “Garganelli”?

ciccio mix

banana

baban…baban…babanbabanbabanbabanbabaaaan… BANANA!

La mattina del giorno dopo è  arrivato in classe per un ultimo saluto e per ringraziarci. 

La nostra classe per noi ormai è diventata una famiglia e quando parte qualcuno è  un grande dispiacere separarsi soprattutto dai migliori amici.

 E’ la stessa cosa per i professori, infatti la prof.ssa Turla ha preparato una lettera per Emanuel, il profe Salemi gli ha dato un forte e lungo abbraccio, la profe.ssa Bommarco si è commossa, il profe Santovito gli ha dato una grande stretta di mano.

Emanuel ci mancherà molto perché era simpatico, generoso, gentile, educato ma soprattutto un buon amico anzi, buonissimo.

Scritto e pubblicato da: Antonino Fonte e Jhonathan Carpignano della 1^ B